Chi sono
Chi sono
Educatrice professionale a orientamento relazionale con formazione montessoriana.
Silvia Garulli – Educatrice professionale a orientamento relazionale
Perché ho scelto di diventare educatrice
Si dice che l’educatore sia un servizio di guida che si coordina con la volontà di perfezionamento dell’educando.
Si dice che l’insegnante sia colui che esercita la professione di insegnare.
Io mi sono sempre sentita a mio agio immaginandomi parte di un percorso educativo condiviso, più che in una posizione di trasmissione o di controllo.
È lo stesso percorso che ho realizzato con i miei tre figli
ed è lo stesso che cerco di costruire ogni giorno accanto ai bambini e ai ragazzi che mi vengono affidati, insieme ai caregiver con cui condivido vissuti, domande e progettualità.
Credo che l’educazione non riguardi un rapporto privato ed esclusivo, anche quando si realizza all’interno di un’istituzione.
Penso invece che sia l’intera comunità – giovani, adulti, anziani – a essere realmente educativa.
Per questo ritengo importante:
- da un lato, recuperare tutte le possibilità educative che la comunità possiede
- dall’altro, costruire intorno alla figura dell’educatore una rete di relazioni, che lo configuri a sua volta come comunità
È dentro questa visione che si colloca il mio lavoro educativo e relazionale.
Sono un’educatrice professionale a orientamento relazionale, con formazione montessoriana ed esperienza nel lavoro con bambini e ragazzi in difficoltà di presenza, evitamento e chiusura.
Il mio lavoro nasce dall’osservazione di situazioni in cui, nonostante strumenti e interventi, il ragazzo continua a stare male, a chiudersi o a sottrarsi alle richieste.
Quando il contesto diventa troppo stretto o troppo carico, la difficoltà non è solo “fare meglio”: spesso è restare.
Il mio approccio
Lavoro per:
- leggere ciò che accade nel processo educativo, non solo nel comportamento
- creare condizioni di presenza e tenuta, senza forzature
- aiutare gli adulti a cambiare piano quando la direzione scelta diventa controproducente
Una posizione di confine (che protegge)
Il mio lavoro non è didattico né terapeutico: interviene quando è necessario fermarsi, leggere il processo e rimettere in asse il contesto educativo.
Questa chiarezza serve a:
- evitare richieste sbagliate
- tutelare il ragazzo
- rendere il lavoro sostenibile nel tempo
Con chi lavoro
Il mio intervento si muove tra:
- ragazzo
- famiglia
- scuola
Non per “fare tutto”, ma per evitare che il ragazzo resti schiacciato tra aspettative opposte e continui cambi di strategia.
Il mio lavoro affianca la scuola quando il ragazzo rischia di perdersi,
per aiutarlo a restare, prima ancora che a riuscire.
